— Psichiatria
Deistituzionalizzazione della malattia mentale
La cura come atto civile.
Note dalla pratica
Dirigere per anni il Modulo del Dipartimento di Salute Mentale dei Distretti sanitari di Caltagirone e Palagonia ha significato, prima di tutto, accompagnare un'idea: che la malattia mentale non si cura chiudendola.
La deistituzionalizzazione non è una formula tecnica. È un'operazione lenta che coinvolge persone, famiglie, quartieri, sindaci, parroci, infermieri, magistrati. Significa restituire ai pazienti il diritto di abitare le città — con tutto ciò che questo comporta in termini di rischio, errore, attrito.
Quel lavoro continua oggi, in altra forma, nella direzione sanitaria della CTA Villa Margherita e nella consulenza all'Oasi di Caltagirone: due luoghi in cui la cura si misura sul tempo lungo, sulla quotidianità, sulla pazienza degli incontri ripetuti.
La psichiatria che ho cercato di praticare non è una psichiatria delle diagnosi rapide e delle dimissioni. È una psichiatria che ascolta il tempo: il tempo della crisi, il tempo della convalescenza, il tempo silenzioso della vita ordinaria che torna.
Per questo accanto al lavoro clinico è sempre stato necessario un lavoro culturale: scrivere, fotografare, organizzare mostre con gli utenti, mettere in circolo immagini che restituissero alle persone un volto, un nome, una storia.
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Identità
In lui rivive l'anima di Ulisse
Il nostos come tema dominante: la Sicilia, il mare, gli amici, le origini — un'unica cosa intrisa di nostalgia.
Fotografia
Villa Patti, 2007 — sguardi attraversati
Mostra personale al Museo di Villa Patti: gli utenti del Dipartimento di Salute Mentale fotografati durante l'Estemporanea di pittura di Villa Giusino.
Memoria
Memoria del vicolo terzo
La Giudecca di Siracusa: pietre, donne sedute sulla soglia, una geografia minuta della povera gente.
Testo proveniente dall'archivio personale
di Gaetano Interlandi.