Psichiatria

Deistituzionalizzazione della malattia mentale

La cura come atto civile.

Note dalla pratica

Dirigere per anni il Modulo del Dipartimento di Salute Mentale dei Distretti sanitari di Caltagirone e Palagonia ha significato, prima di tutto, accompagnare un'idea: che la malattia mentale non si cura chiudendola.

La deistituzionalizzazione non è una formula tecnica. È un'operazione lenta che coinvolge persone, famiglie, quartieri, sindaci, parroci, infermieri, magistrati. Significa restituire ai pazienti il diritto di abitare le città — con tutto ciò che questo comporta in termini di rischio, errore, attrito.

Quel lavoro continua oggi, in altra forma, nella direzione sanitaria della CTA Villa Margherita e nella consulenza all'Oasi di Caltagirone: due luoghi in cui la cura si misura sul tempo lungo, sulla quotidianità, sulla pazienza degli incontri ripetuti.

La psichiatria che ho cercato di praticare non è una psichiatria delle diagnosi rapide e delle dimissioni. È una psichiatria che ascolta il tempo: il tempo della crisi, il tempo della convalescenza, il tempo silenzioso della vita ordinaria che torna.

Per questo accanto al lavoro clinico è sempre stato necessario un lavoro culturale: scrivere, fotografare, organizzare mostre con gli utenti, mettere in circolo immagini che restituissero alle persone un volto, un nome, una storia.

Testo proveniente dall'archivio personale di Gaetano Interlandi.

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